Ferragosto, Genova

Oggi, #ferragosto, ci siamo svegliati sotto una cascata d'acqua. Il temporale è durato tutta la notte, continua ancora.

 

Da ieri i pensieri corrono a #Genova. A quel ponte che non c’è più. La tragedia sembra irreale. Quel vuoto tra i due tronconi rimasti in piedi che l’occhio cerca spontaneamente di riempire come se si trattasse di un inganno ottico.

 

Immaginare di essere uno degli automobilisti che hanno visto l’arcata sprofondare davanti al proprio veicolo, immaginare di schiacciare a fondo il pedale del freno per fermare la macchina, per fermare tutto. Immaginare lo shock, l’orrore.

 

Pensare: non può essere vero.

 

No, non può essere vero.

 

Siamo un Paese che opera in costante emergenza, un paese bloccato dalle polemiche, incatenato su posizioni ideologiche che dopo tragedie come questa appaiono insensate e ridicole. Dovremmo occuparci del bene comune, che poi è il nostro bene, il bene dei nostri cari e di chiunque attraversi la nostra bellissima terra – e invece ci perdiamo in diatribe che non portano a nulla.

 

Ieri 14 agosto 2018, poco prima dell’ora di pranzo, transitavano sul #PonteMorandi una quarantina di vetture, ma era come se ci fosse stata l’Italia intera; oggi siamo tutti a bordo di quel furgone in bilico sull’orlo dell’arcata troncata; e domani?

 

 

 

 

 

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